La storia della SCAF dal 1900 fino ai nostri giorni

1900: Ottavio Masoni e le origini

L’azienda è radicata fin dalla nascita nel territorio fiorentino, con una piccola bottega in via dell’Agnolo, in pieno centro città, dove già dal 1900 Ottavio Masoni praticava l’arte del ferro battuto a mano libera.

 

1948: da bottega a officina

Con il passare degli anni la bottega diventa officina e nel 1948 nasce la società SCAF in via de Mille a Firenze

 

1950-60: il boom economico: le scaffalature e lo stampaggio a caldo

In un contesto favorevole generato dagli anni del boom economico, la competenza, la fantasia, la voglia di fare di Ezio e dell’emergente figlio Piero, fanno della SCAF un’azienda affermata, con 75 dipendenti e diversificate competenze specialistiche. Dalla costruzione di capannoni, ai brevetti di vario genere inerenti alle primissime scaffalature metalliche componibili prodotte in Italia, al campo elettrico ed elettronico, alla carpenteria e allo stampaggio a caldo. La SCAF diventa un punto di riferimento e fonte di ispirazione di altre realtà aziendali della provincia di Firenze che nascono in quel periodo.

 

1961: Trasferimento a Scandicci e nuovo stabilimento

Con l’attività in crescita e il carico di lavoro che aumenta, si manifesta l’esigenza di spostarsi dalla zona centrale della città; nel 1961 Ezio Masoni, genio eclettico, avvia la costruzione dell’attuale capannone di 10.000 mq – di cui 6.000 mq coperti – nella provincia di Firenze, nel territorio di Scandicci.

 

1966: l’alluvione. Un momento difficile.

Parla Piero Masoni su quei momenti difficili: “Arrivai allo stabilimento quando l’acqua, molto lentamente, iniziava a crescere. Ne arrivò una quantità incredibile. Raggiunse i 2 metri di altezza… i nostri macchinari andarono fuori uso, le scaffalature crollarono, i motori fortemente danneggiati. Restai prigioniero dello stabilimento, notte e giorno insieme alla famiglia e agli operai. Qualche giorno dopo arrivò un anfibio dei Vigili del Fuoco, montai sopra e riuscii a tornare a Firenze. Per fortuna, nel giro di qualche settimana riuscimmo insieme agli operai a rimettere lo stabilimento in condizioni di partire“.

 

1968: l’arrivo della micropressofusione

La Scaf diventa una realtà pioniera della micropressofusione ad alta velocità di lega di zama, con macchine non convenzionali tipo dynacast riprodotte internamente. Piero Masoni acquistò una macchina completamente smontata che nessuno sapeva come far funzionare, la montò e la mise in funzione tra lo stupore generale. Dopo di chè, Dynacast, l’azienda che aveva venduto la macchina, fece causa a Piero perchè cambiò idea e ritirando le macchine dal mercato. Ma Pierò ne aveva già comprate 2: Dynacast perse la causa e Pierò si concentrò nella costruzione di altre macchine.

Anni ’70: potenziamento dello stampaggio a caldo

Dal crogiolo di competenze sviluppate, Piero Masoni direziona l’azienda verso la specializzazione dello stampaggio a caldo. Piero è tra i primi ad usare macchine a elettrostantuffo, che permettevano di bypassare il pantografo manuale per la realizzazione degli stampi. Addirittura gli operai non volevano utilizzarle perchè non comprendevano l’innovazione. Successivamente Piero si reca in Svizzera, osserva come stampano gli orologi, e importa la nuova tecnologia dei forni a induzione elettrica.

 

Anni ’90: Potenziamento dell’attrezzeria

Piero introduce le macchine ad alta velocità a controllo numerico con la tecnologia ad elettroerosione.

 

2004: Conseguimento della certificazione ISO 9001

 

 

2008-12: Nonostante la crisi economica la SCAF resiste

La prima grande crisi dal dopoguerra a oggi divora la metà delle aziende italiane impegnate nella produzione. Molti nostri clienti falliscono, è un momento difficile per tutti, nonostante questo la SCAF rimane in piedi grazie alla solidità dell’azienda.

 

2015-16: Cambio generazionale

Il timone della SCAF passa da Piero ai 3 figli: Stefano, Andrea e Paolo.

 

2017: la SCAF oggi

Oggi la SCAF è riconosciuta come una delle migliori stamperie d’Europa da importanti clienti internazionali. Stefano, Paolo e Andrea, i figli di Piero, portano avanti l’attività familiare seguendo la filosofia che da sempre la anima: crescere con il lavoro, con fondamenta robuste e a piccoli passi, nel rispetto di chi il lavoro lo interpreta, ovvero i dipendenti, i fornitori e i clienti.

 

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